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Ufficio patriziale

Presidente Flavio Giandeini
Membri Mauro D'Andrea
Marco Jamusci
Segretario Mauro Domenighini
Il Patriziato ha pubblicato il libro
Sobrio. Identità, risorse e percorsi di una comunità alpina (presentato qui sotto),
a cura di Mark Bertogliati e con importanti contributi di Fabrizio Viscontini, Giovanni Sobrio, Stefania Bianchi, Massimiliano Ferri, Giovanni Buzzi, Mario Vicari, Bruno Giandeini .

Il libro è in vendita a fr. 40.-

   
   
   
   
 

 

Sobrio e la sua storia in una pubblicazione di Diana Tenconi, curatrice del Museo di Leventina

Presentato nel dicembre 2013, il volume edito dal Patriziato di Sobrio è un’interessante monografia che ci fa scoprire il passato di questa località sotto diversi punti di vista. L’obbiettivo del curatore dell’opera Mark Bertogliati e degli autori chiamati a partecipare alla pubblicazione è quello di fare un’analisi della storia della comunità di questo villaggio leventinese sotto differenti punti di vista. Lo storico Fabrizio Viscontini getta uno sguardo sull’organizzazione politico-amministrativa tra Basso Medioevo e la fine dell’epoca moderna che nell’area dell’attuale Canton Ticino si concluse con l’invasione delle truppe francesi nel 1798. Lo sguardo scorre sulle relazioni tra Sobrio e i livelli istituzionali superiori, ossia la Vicinanza di Giornico, la Comunità di valle e gli Urani che dominarono la Leventina fino al marzo del 1798. Le unità istituzionali più piccole, dette terre o vicinati, erano piccoli nuclei abitati come Ronzano e Villa, rette da un console e si occupavano, ad esempio, dei problemi legati agli animali, all’acqua e al fuoco, ai boschi protetti (faure), ai lavori comuni, al forno, alla pulizia dei sentieri ed all’istruzione impartita ai giovani dal parroco. Se per le questioni istituzionali Sobrio e la Leventina erano sotto il dominio Urano, per quello che riguardava le questioni religiose, la giurisdizione era quella della Diocesi di Milano. La storia legata alla comunità di Sobrio è caratterizzata dalla persistente ricerca di maggiore autonomia dalla Vicinanza e dalla Parrocchia di Giornico per le questioni istituzionali e religiose. Questo aspetto è ben descritto in una diatriba della metà del 1600 tra i sobriesi e i parroci di Giornico, ai quali i primi avrebbero dovuto pagare una tassa versata sottoforma di formaggio fatto di latte grasso. I parroci di Giornico sostenevano invece che il formaggio fosse stato fabbricato con latte magro. La causa assunse un’importanza notevole poiché giunse fino alla Curia Romana e per uno strano errore una copia venne inviata anche a Filippo IV d’Asburgo re di Spagna.

Grazie all’analisi di alcune vertenze legate ai confini territoriali, Mark Bertogliati - partendo da materiali inediti raccolti da Giovanni Sobrio - ci fa poi scoprire l’esperienza quotidiana del territorio e la minuziosa conoscenza da parte degli abitanti degli elementi naturali e dei confini giuridici della propria terra. Queste conoscenze permettevano alla comunità di creare una cultura collettiva legata allo spazio del vivere quotidiano estremamente ricca e precisa. Anche la percezione dello spazio e del territorio assunse un interessante significato grazie alla descrizione delle festività e delle celebrazioni liturgiche all’aperto. La periodica risacralizzazione del territorio attraverso le rogazioni per la protezione della campagna e la propiziazione dei raccolti, assieme alle innumerevoli altre processioni, testimoniano l’importanza della cura dedicata al proprio territorio e alla sua perlustrazione da parte della comunità. La trascrizione di alcuni tratti del Martirologio del 1671 ci indica proprio con quali modalità si celebravano le festività e si svolgevano le processioni. Il 25 aprile del 1899, giorno di San Marco, fu indetta una processione che passava da nove croci. Si iniziava dalla Croce sotto la casa di Gottardello passando poi dalla Croce di Crocetta situata vicino alla casa di Lorenzo Defanti. In questo luogo si benediva la campagna prima di ripartire per quella subito sopra, all’inizio del sentiero per andare a Cavagnago. Si giungeva poi all’oratorio di San Rocco, ma non si entrava e si passava per la Croce di Sagarey. Alla Croce al rii di mezzo si benediva di nuovo la campagna per proseguire verso quella dipinta sul muro di Raffaele Ambrogini, la Croce di Nariscio e in fine la Croce al Mott da Sac in cui si terminava con un’ulteriore benedizione della campagna. Partendo dalle testimonianze risalenti al XIII secolo, Giovanni Sobrio ricostruisce le principali vicende che caratterizzarono l'organizzazione ecclesiastica, dalla separazione dalla Parrocchia di Giornico avvenuta nel 1585 assieme a Cavagnago alla costituzione di una parrocchia autonoma nel 1611. Allo scopo di ricostruire l’evoluzione del territorio negli ultimi trecento anni, Mark Bertogliati e Patrik Krebs ritornano sul Libro degli Ordini, redatto nel 1767 e aggiornato fino al 1856 che va a costituire una vera e propria radiografia dell'uso del suolo e dell'organizzazione interna della comunità a cavallo tra i due secoli. . Le dinamiche demografiche e la migrazione stagionale degli abitanti di Sobrio sono poi trattate da Stefania Bianchi e Massimiliano Ferri. Giovanni Buzzi nel capitolo seguente si occupa invece dei caratteri di questo insediamento alpino fino all’inizio del Novecento e delle soluzioni costruttive adottate in relazione al contesto leventinese e sudalpino. Mario Vicari ci apre invece un’interessante parentesi grazie alle testimonianze orali raccolte sul territorio che ci riportano in dietro nel tempo di una settantina d’anni e dalle quali emergono espressioni, usanze e modalità di gestione del patrimonio naturale oggi scomparse. Il contributo di Vicari è seguito da un capitolo curato da Bruno Giandeini che, con esempi concreti, introduce il lettore al lessico del dialetto di Sobrio, riportato poi nel dettaglio in un utile quanto articolato glossario. Lo sguardo finale che ci riporta alle vicende e alla storia più recente di Sobrio lo offre Mark Bertogliati che tratteggia i cambiamenti avvenuti nel villaggio nel secondo dopoguerra.